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	<title>CULTURA Archives &#8212; Anmeldati a Berlino</title>
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	<description>Rubrica degli Italiani</description>
	<lastBuildDate>Fri, 02 Jun 2023 15:49:59 +0000</lastBuildDate>
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	<title>CULTURA Archives &#8212; Anmeldati a Berlino</title>
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		<title>I parchi più belli della capitale tedesca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rachele]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 May 2019 15:20:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[TEMPO LIBERO]]></category>
		<category><![CDATA[destra medio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nostra classifica personale dei parchi più belli di Berlino. La città ha moltissimi spazi verdi che attirano i suoi abitanti nelle giornate di sole di più belle. Per praticare sport, ma soprattutto per rilassarsi e godere di un po' di pace lontani dalla frenesia della capitale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">La nostra classifica personale dei parchi di Berlino, per rilassarsi, stare in compagnia o fare sport.</h2>



<p>Per gli italiani abituati al clima mediterraneo, alle estati calde al mare e agli inverni con temperature sopra la soglia dello zero, le giornate di sole a Berlino possono sembrare veramente poche.  </p>



<p>Ma se gli inverni  grigi e freddi ci fanno talvolta maledire il giorno in cui abbiamo deciso di trasferirci in questa città, in primavera ed estate Berlino ci mostra il suo lato generoso regalandoci giornate calde con sole e cielo limpido. In questi casi non si desidera altro che stare all&#8217;aria aperta, godere del bel tempo standosene seduti al parco a bere una birra in compagnia. </p>



<p>L&#8217;aver vissuto in diversi quartieri, ci ha dato la possibilità di conoscere parchi dei quali altrimenti ignoreremmo l&#8217;esistenza. Ad alcuni  siamo particolarmente affezionati e sebbene non facciano più parte dei nostri dintorni  continuiamo a visitarli con frequenza. In questo articolo trovate la nostra classifica personale dei migliori parchi di Berlino, che vogliamo condividere con voi per invogliarvi a visitarli, scoprirne di altri e farli vostri. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Treptower Park</h3>



<p>Al primo posto, <a href="https://www.google.com/maps/place/Treptower+Park/@52.4884631,13.4675558,17z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x47a84f18c6d75659:0x8ef4c865e444e6dc!8m2!3d52.4884599!4d13.4697445">Treptower Park</a>, un&#8217;oasi verde nell&#8217;omonimo quartiere di Berlino, nella zona sud est della città, si estende per 230 ettari lungo la riva del fiume Spree. Vi si arriva scendendo alla stazione S-Bahn omonima situata sulla Ringbahn. La sua estensione, il verde e la posizione sul fiume lo rendono una meta ideale per picnic. A cibo e bevande potete provvedere anche sul posto. Oltre allo Späti come di tradizione situato fuori dalla stazione, vi sono ristoranti/Biergarten all&#8217;interno del parco che vendono birra, gelati pizza e altro to go.</p>



<p><strong>Da visitare</strong>: Plänterwald, il fitto bosco adiacente, piacevolmente attraversabile in bicicletta o a piedi. </p>



<p>Quello che rimane dello Spreepark, il celebre parco divertimenti costruito ai tempi d&#8217;oro della DDR,chiuso e in disuso (rovina?) dal 2001. Accessibile e visitabile solo con prendendo parte a un tour guidato.</p>



<p>L&#8217;imponente memoriale sovietico che celebra l&#8217;Armata Rossa e commemora i caduti nella battaglia di Berlino. </p>



<p>L&#8217;Insel der Jugend, raggiungibile attraversando il ponte a sud del parco.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Volkspark Friedrichshain </h3>



<p>È il più antico parco di Berlino e come suggerisce il nome, <a href="https://www.google.com/maps/place/Volkspark+Friedrichshain/@52.5280385,13.4342047,17z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x47a84e126b6e2efd:0xc281c457bba00f76!8m2!3d52.5280353!4d13.4363934">Volkspark Friedrichshain</a> è stato dal principio ideato per i cittadini e non per la nobiltà, come luogo di svago e relax  È sormontato da due montagne artificiali, costruite con le macerie di bunker e altri edifici distrutti nella Seconda Guerra Mondiale. </p>



<p>È un parco che offre qualcosa ad ognuno: ha un lago e un piccolo torrente percorribile, zone per praticare sport, parco giochi per bambini, spazi verdi dove è consentito grigliare. </p>



<p>È ricco di fontane, da non perdere quella degli elefanti, statue e installazioni d&#8217;arte. La &#8220;Märchenbrunnen&#8221;, una fontana monumentale dedicata al mondo delle favole, vi accoglie in fondo ad uno degli ingressi principali al parco. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Viktoriapark </h3>



<p><a href="https://www.google.com/maps/place/Viktoriapark/@52.4880865,13.3794455,17z/data=!4m5!3m4!1s0x47a850243fdf52ef:0x82843cdc34c8fc10!8m2!3d52.4880375!4d13.3816235">Viktoriapark</a> si trova nel quartiere di Kreuzberg e si sviluppa sopra una collina, la Tempelhofer Berge, alta 66 metri, dove nel 1700 veniva coltivata la vite e ancora oggi si produce vino anche se in quantità molto ridotte. </p>



<p>In cima è situato il monumento nazionale in stile neogotico progettato da Karl Schinkel e costruito nel 1821 per celebrare la sconfitta di Napoleone Bonaparte e la liberazione dalla dominazione francese. </p>



<p>A rendere il parco più suggestivo, una cascata alta 24 metri collocata al centro della collina, un soggetto fotografico sfondo di innumerevoli selfies. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Humboldthain </h3>



<p>Si trova nella parte nord del quartiere Mitte, vicino alla stazione Sbahn Gesundbrunnen. Esattamente come Volkspark Friedrichshain, <a href="https://www.google.com/maps/place/Humboldthain/@52.5443313,13.3766161,17z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x47a85189ed49f4cb:0x8736cc008284b4d1!8m2!3d52.5443281!4d13.3788048">Humboldthain</a> fu concepito e realizzato a fine 1800 come parco aperto a tutti i cittadini, e similmente  è sovrastato da una collina costruita con i resti di due bunker demoliti alla fine della Seconda Guerra Mondiale. La si può salire facilmente seguendo la strada che porta alla piattaforma panoramica dove si gode una fantastica vista della parte nord della città. </p>



<p><strong>Da vedere</strong>: il colonnato con il glicine e di fronte ad esso, le aiuole che in estate sono un&#8217;esplosione di colori e profumi. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Tiergarten </h3>



<p>Tappa obbligata per i turisti, è naturalmente amato e frequentato anche dai locals. </p>



<p><a href="https://www.google.com/maps/place/Tiergarten,+Berlin,+Germany/@52.5107945,13.345362,15z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x47a851082ab0098b:0x52120465b5fabd0!8m2!3d52.514534!4d13.3501015">Tiergarten</a> è il polmone verde della metropoli. Situato nel centro della città, accanto alla Porta di Brandeburgo, con un&#8217;estensione 210 ettari è il parco più vasto di Berlino. Alla fine del XVII secolo, il Principe Elettore Federico III dalla riserva di caccia, da quì prende il suo nome, fece creare un parco aperto a tutti i cittadini.  </p>



<p>Al suo interno, si trova la Siegessäule (Colonna della Vittoria), uno dei monumenti più celebri della capitale tedesca. Altre costruzioni e monumenti di non minore importanza che si trovano nei pressi del Tiergarten sono il Sony Center a Potsdammerplatz, l&#8217;edificio del Reichstag, il Memoriale per i soldati sovietici e il memoriale alle vittime dell&#8217;Olocausto, il ben noto labirinto di blocchi di cemento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Görlitzer Park </h3>



<p>Cambiamo totalmente zona. Ci spostiamo ora a Kreuzberg, quartiere giovane, vivace e colorato. Vicino all&#8217;omonima stazione, <a href="https://www.google.com/maps/place/G%C3%B6rlitzer+Park/@52.4981272,13.4323883,17z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x47a84f4c8819b367:0xedafc45032d4521b!8m2!3d52.498124!4d13.434577">Görlitzer Park</a> è un parco che ha molto da offrire:  sui prati è consentito grigliare, vi sono aree dedicate alle attività sportive con attrezzature per fare esercizio, tavoli da ping-pong, piste da skate, aree gioco per bambini e un pet zoo.  Chi vuole cimentarsi in un&#8217;esperienza di gioco particolare, può optare per il <a href="https://schwarzlicht-minigolf-berlin.de">mini golf</a>, illuminato interamente da lampade UV in stile psichedelico. Adiacente al parco si trova anche la <a href="https://www.berlinerbaeder.de/baeder/wellenbad-am-spreewaldplatz/">Wellenbad</a>, una piscina dove vengono ricreate le onde del mare. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Tempelhofer Feld </h3>



<p>Il parco sorge sull&#8217;area che dagli anni venti fino al 2008 ospitava l&#8217;aeroporto di <a href="https://www.google.com/maps/place/Tempelhofer+Feld/@52.4753942,13.3997043,17z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x47a84fe8f7d899eb:0x88898e99acbb718b!8m2!3d52.475391!4d13.401893">Tempelhof</a>. Nel 2010 l&#8217;area dell&#8217;aeroporto è stata convertita in un parco pubblico. Eccezionale per la sua estensione, l&#8217;area è percorsa da due piste lunghe sei kilometri, adatte per praticare sport, andare in bici o in skateboard. Vi sono poi diverse aree dove poter grigliare e naturalmente un&#8217;enorme area picnic per tutti i visitatori. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Mauerpark </h3>



<p>È il parco nei pressi di Bernauerstraße, deve il suo nome ai resti del Muro che costeggia il parco per una lunghezza di 300 metri, da questo deriva anche il nome <a href="https://www.google.com/maps/place/Mauerpark/@52.5424032,13.4011633,17z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x47a8521d4779e777:0x944902ebdcf72c80!8m2!3d52.5424!4d13.403352">Mauerpark</a>. In passato era parte della cosidetta &#8220;striscia della morte”, quella fascia di terra che separava i due muri in cemento armato che formavano la barriera che divideva Berlino est e ovest, ed era quindi inacessibile.  </p>



<p>Successivamente alla riunificazione, la zona fu trasformata e il parco fu inaugurato quattro anni dopo la caduta nel muro, nel Novembre 1994. </p>



<p>Ogni sabato a Mauerpark si tiene il mercatino delle pulci. Bancarelle e stand vari vendono principalmente oggetti usati: libri, mobilio, stoviglie, ma vi sono anche stand che vendono stampe, borse, vestiti e gioielli fatti a mano. Il parco ospita artisti più o meno improvvisati e la gradinata si affolla di persone sedute ad ascoltare chi si esibisce cantando al karaoke. Sul prato è consentito grigliare e vi è abbastanza spazio per praticare sport o semplicemente sdraiarsi e rilassarsi. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" fetchpriority="high" width="620" height="370" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/2019/06/anmeldati.berlino.mauerpark.jpg" alt="" class="wp-image-633" srcset="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/2019/06/anmeldati.berlino.mauerpark.jpg 620w, https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/2019/06/anmeldati.berlino.mauerpark-300x179.jpg 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mauerpark in un sabato pomeriggio di sole. Il pubblico sulle tribune si gode la partita.</figcaption></figure></div>


<h3 class="wp-block-heading">Volkspark Hasenheide</h3>



<p>Situato nel quartiere tra Kreuzberg e Neukölln, il <a href="https://www.google.com/maps/place/Hasenheide+Park/@52.4870694,13.414328,17z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x47a84fc46aaaaaab:0x922e5fe3b4d2d75c!8m2!3d52.4870662!4d13.4165167">Volkspark Hasenheide</a> è costituito da numerosi spazi verdi disseminati lungo un percorso centrale, il che aiuta a distribuire il gran numero di persone che affollano il parco nei fine settimana e con il bel tempo. Comprende al suo interno aree bosco, un piccolo lago ed una collinetta realizzata con i detriti degli edifici distrutti durante la guerra. </p>



<p>Il parco deve il suo nome al fatto che in passato l&#8217;area veniva usata dalla nobiltà come riserva di caccia alle lepri. </p>



<p>Il Volkspark Hasenheide ospita inoltre una fattoria e un roseto. Durante i mesi estivi si tiene il cinema all&#8217;aperto.  </p>



<h3 class="wp-block-heading">Rudolph-Wilde-Park  </h3>



<p><a href="https://www.google.com/maps/place/Rudolph-Wilde+Park/@52.4828504,13.3389602,17z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x47a850662b96d7d5:0x8a5b307c7fae28ee!8m2!3d52.4828472!4d13.3411489">Rudolph-Wilde-Park</a> si trova nel quartiere di Schöneberg. Prende il suo nome dal primo sindaco di Schöneberg (a quel tempo città ancora indipendente). Su iniziativa di Wilde, fu costruito il municipio Schöneberg (1911-1914), l&#8217;edificio davanti al quale Kennedy pronunciò il suo famoso discorso &#8220;Ich bin ein Berliner&#8221;. Il parco copre un&#8217;area di 650 ettari e confina con il <a href="https://www.google.com/maps/place/Public+Park+Wilmersdorf/@52.4830443,13.3258183,16.56z/data=!4m5!3m4!1s0x47a8508a6ef3b1e9:0xb172c8baa66e870d!8m2!3d52.4833867!4d13.3278315">Volkspark Wilmersdorf</a> a ovest. Decisamente consigliato agli amanti della corsa.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" width="620" height="370" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati.berlino.schoeneberg.jpg" alt="" class="wp-image-660" srcset="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati.berlino.schoeneberg.jpg 620w, https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati.berlino.schoeneberg-150x90.jpg 150w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /><figcaption class="wp-element-caption">La veduta dal ponte sul lago </figcaption></figure></div>


<p>Simboli distintivi del parco sono il ponte Carl-Zuckmayer con la stazione della metropolitana Schöneberg, che all&#8217;apparenza sembra la facciata di una villa, e la fontana del cervo, la Hirschbrunnen. È un parco suggestivo e romantico. Non di rado si assiste a festeggiamenti di matrimonio in corso.</p>



<p><strong>Da fare</strong>: sedersi in riva al piccolo lago circondato dai salici piangenti, per ammirare il ponte e la torre del municipio e dare da mangiare alle anatre. </p>
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		<title>La Alte Nationalgalerie:  un viaggio nell arte dell&#8217;800</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rachele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Sep 2019 11:39:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[destra medio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ha l'aspetto un tempio greco, venne inaugurata nel 1876 per esporre l'arte contemporanea dell'epoca e ancora oggi ospita capolavori di pittura e scultura del XIX secolo, dal Neoclassicismo di Canova al Romanticismo di Caspar Friedrich.</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Ha l&#8217;aspetto un tempio greco, venne inaugurata nel 1876 per esporre l&#8217;arte contemporanea dell&#8217;epoca e ancora oggi ospita capolavori di pittura e scultura del XIX secolo, dall&#8217;arte neoclassica di Canova al Romanticismo di Caspar Friedrich.</h2>



<p>La Alte Nationalgalerie è probabilmente il museo più consciuto di Berlino anche per la sua posizione centrale, sull&#8217;isola dei musei. Si tratta di una tappa obbligatoria per i turisti in visita, che qui hanno l&#8217;occasione di poter ammirare alcuni tra i più celebri capolavori di pittori e scultori dell&#8217;800. La Alte Nationalgalerie è naturalmente molto amata e frequentata anche dai berlinesi, soprattutto per le interessanti <strong>esposizioni temporanee</strong>. </p>



<p>La Alte Nationalgalerie è la sede originaria della <strong>Nationalgalerie</strong>, la cui ricchissima collezione (6000 opere) oggi è distribuita tra Neue Nationalgalerie, <a href="https://berlino.anmeldati.com/hamburger-bahnhof-berlino/">Hamburger Bahnhof</a>, Friedrichswerdersche Kirche, Museum Berggruen e la Collezione Scharf-Gerstenberg.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un tempio dell&#8217;arte</h3>



<p>Situato nella Museumsinsel, insieme a quattro altri musei, l&#8217;edificio fu progettato dall&#8217;architetto <strong>Friedrich August Stüler </strong>su incarico del re e imperatore di Prussia <strong>Federico Guglielmo IV</strong> per ospitare la collezione donata dal banchiere<strong> Johann Heinrich Wilhelm Wagener</strong> allo stato prussiano nel 1861: una raccolta di 262 opere con un&#8217;enfasi sulla pittura belga e sulla scuola di Düsseldorf, caratterizzata da dipinti a tema paesaggistico, religioso ed allegorico. </p>



<p>L&#8217;edificio è un mix di stile classico e neorinascimentale con una forma che richiama quella di un tempio romano. La sua costruzione durò quasi un decennio, dal 1863 al 1872. Nel 1876 la collezione d&#8217;arte venne trasferita nel galleria che potè finalmente aprire al pubblico.</p>



<p>Dopo la nomina di  <strong>Hugo von Tschudi</strong> a direttore della Galleria nel 1896, la collezione originaria si arricchì di importanti opere degli<strong> impressionisti francesi</strong>, tra queste <em>Nel conservatorio </em>(1879) di Édouard Manet e <em>Vista di Vétheuil</em> (1880) di Claude Monet. La Alte Nationalgalerie fu in questo modo il primo museo europeo che acquistò ed espose l&#8217;arte impressionista, vincendo lo scetticismo dell&#8217;imperatore e della commissione di acquisto, inizialmente restii all&#8217;inclusione di artisti internazionali nella collezione. </p>



<h3 class="wp-block-heading">La Alte Nationalgalerie nel dopoguerra</h3>



<p>I bombardamenti aerei durante la Seconda Guerra Mondiale danneggiarono gravemente la costruzione e non è chiaro quali opere siano andate perdute e trafugate. Nel Dopoguerra  l&#8217;edificio fu rapidamente restaurato, anche se in maniera provvisoria, e nel 1950 i due piani della galleria entrambi i piani erano nuovamente aperti al pubblico. All&#8217;epoca, parte della collezione della Nationalgalerie, costituita dai dipinti sopravvissuti al chaos e alla distruzione della guerra, si trovava nelle <strong>Berlino Ovest</strong>. A partire dal 1968 queste opere trovarono sede nella <strong>Neue Nationalgalerie</strong>, progettata dal celebre architetto Mies van der Rohe. Altre, a partire dal 1986, vennero ospitate nella Galerie Romantik nello Schloß Charlottenburg. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Restauro e riorganizzazione</h3>



<p>Dopo la caduta del muro di Berlino, la collezione, con il tempo arricchitasi di nuovi pezzi, fu trasferita nel suo edificio originale sull&#8217;Isola dei musei, per essere poi riorganizzata e spartita tra  sedi diverse in base al suo periodo di appartenenza: il XIX secolo nella Alte Nationalgalerie, il XX secolo nella Neue Nationalgalerie. Dal marzo 1998 al dicembre 2001 la Alte Nationalgalerie fu chiusa per lavori di ristrutturazione necessari per renderla adatta ad ospitare la collezione allargata.</p>



<p>Tra le opere più conosciute trovate:  <em>Hebe</em> (1796) di Antonio Canova, <em>Monaco in riva al mare</em> (1810) di <strong>Casper David Friedrich</strong>, <em>L&#8217;isola dei morti</em> (1883) di <strong>Arnold Böcklin</strong>, <em>Concerto con flauto di Federico il Grande a Sansoucci</em> (1852) di <strong>Adolph Menzel</strong>, <em>Le filatrici di Laren</em> di <strong>Max Liebermann</strong> (1887) e il già menzionato <em>Nel conservatorio</em> di <strong>Eduard Manet</strong>.</p>



<div class="soliloquy-feed-output"><img class="soliloquy-feed-image" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/Der-Mönch-am-Meer-Caspar-Friedrich.jpg" title="Der Mönch am Meer Caspar Friedrich" alt="Der Mönch am Meer Caspar Friedrich" /></div>



<h4 class="wp-block-heading">Alcune delle opere esposte nelle sale della Alte Nationalgalerie.</h4>
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		<title>Le biblioteche pubbliche di Berlino: quali sono, come funzionano, cosa offrono</title>
		<link>https://berlino.anmeldati.com/biblioteche-pubbliche-berlino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rachele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2019 16:23:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[destra medio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Berlino, città che in quanto a cultura ha un'offerta vastissima, si distingue anche per la presenza di numerose Stadbibliotheken. Se ne può usufruire liberamente o decidere di abbonarsi per godere a pieno di tutti i servizi offerti. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Berlino, città che in quanto a cultura ha un&#8217;offerta vastissima, si distingue anche per la presenza di numerose biblioteche pubbliche. Alcuni servizi sono accessibili gratuitamente, facendo l&#8217;abbonamento potete usufruire appieno dell&#8217;offerta. </p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le biblioteche pubbliche</strong></h3>



<p class="has-text-align-left">Berlino conta circa un&#8217;ottantina di biblioteche pubbliche, in tedesco &#8220;Stadtbibliotheken&#8221;. A <a aria-label="questo indirizzo (opens in a new tab)" href="https://service.berlin.de/stadtbibliotheken/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questo indirizzo</a> le trovate divise per quartiere. </p>



<p>In quelle meglio fornite potete trovare postazioni lavoro con <strong>computer</strong>, aree con <strong>riviste</strong>, <strong>giornali</strong> e comodi posti a sedere, nonché cortile interno o giardino, zone dove poter ascoltare <strong>musica</strong>, console per giocare, aree dove poter mangiare, una <strong>caffetteria</strong>. </p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;abbonamento</h3>



<p>L&#8217;abbonamento è annuale. Ne avete bisogno qual&#8217;ora vogliate usufruire dei servizi di prestito, l&#8217;utilizzo del materiale in loco invece è gratuito. Il <strong>WiFi </strong>è accessibile gratuitamente solo nelle biblioteca centrale. Quali sono ve lo spieghiamo di seguito.</p>



<p>Per potere richiedere l&#8217;abbonamento occorre presentarsi al banco informazioni di una delle tante biblioteche con documento di identità e una copia dell&#8217;Anmeldung. </p>



<p>Per gli adulti il prezzo annuale dell&#8217;abbonamento è di <strong>10 euro</strong>. Tirocinanti, studenti, partecipanti al servizio di volontariato europeo (Freiwilliges soziales Jahr, JFS) hanno una riduzione di <strong>5 euro</strong>. Per chi riceve un sussidio  di disoccupazione ALG II l&#8217;iscrizione è completamente gratuita. L&#8217;abbonamento è valido per tutte le sedi della rete di biblioteche pubbliche di Berlino, <strong>VÖBB</strong>, e per la biblioteca centrale, <strong>ZLB</strong>, con le due sedi <strong>Amerika-Gedenkbibliothek</strong> a Blücherplatz nel quartiere di Kreuzberg-Friedrichshain e <strong>Berliner Stadtbibliothek</strong> a Breite Straße nel quartiere di Mitte.</p>



<p>L&#8217;abbonamento alla biblioteca pubblica vi consente di prendere in prestito libri e altro materiale multimediale (DVD, CD), usufruire dei pc e delle console di gioco.</p>



<p>La durata del prestito per i libri è generalmente di 4 settimane. Dvd, cd e giornali possono essere tenuti per un massimo di 2 settimane.  </p>



<p>Il prestito può essere prolungato per altre due volte, richiedendolo di persona, per telefono o accedendo al proprio conto online. </p>



<p>Pagando una piccola tariffa potete ordinare libri o altro materiale mediatico da un&#8217;altra biblioteca e farlo arrivare alla vostra biblioteca o a casa vostra.</p>



<p><a href="https://www.berlin.de/bibliotheken-mh/service/digitale-angebote/artikel.504617.php">Q</a><a aria-label="Qui (opens in a new tab)" href="https://www.berlin.de/bibliotheken-mh/service/digitale-angebote/artikel.504617.php" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ui</a> trovare la lista di tutti i <strong>servizi digitali </strong>ai quali il vostro abbonamento vi dà accesso, tra i quali: le pubblicazioni Duden per la scuola, audiolibri, un portale di film da guardare in streaming e un sito di E-Learning con materiale per lo studio del tedesco. </p>



<p>Le biblioteche sono aperte dal lunedì al venerdì generalmente dalle 10 alle 19/21, mentre al sabato quelle più piccole chiudono già verso il primo pomeriggio. </p>



<p>La <strong>Amerika-Gedenkbibliothek </strong>(AGB) sono due delle biblioteche più grandi e fornite di Berlino. Sono solitamente parecchio affollate (la AGB conta 4000 visitatori al giorno) e trovare un posto a sedere può diventare una caccia al tesoro. Se si pianifica una giornata di studio/ricerca è bene andarci poco all&#8217;orario di apertura. </p>



<p>In entrambe avete accesso gratuito al WiFi, trovate armadietti per lasciare zaini e borse e una caffetteria con bevande, snack e panini a prezzi onesti. La biblioteca a Mitte piace molto  per la presenza di un cortile interno con piccoli tavolini, ideale per prendere una boccata d&#8217;aria. La biblioteca a Kreuzberg ha un&#8217;ampia area relax con divani e un&#8217;offerta di riviste e giornali molto grande e varia.</p>
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		<title>Rembrandt e Menzel: le stampe in mostra alla Gemäldegalerie</title>
		<link>https://berlino.anmeldati.com/incisioni-rembrandt-menzel-gemaeldegalerie/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rachele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2019 19:03:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://berlino.anmeldati.com/?p=1764</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alla Gemäldegalerie fino al 12 Gennaio si potranno ammirare le incisioni del grande pittore olandese affiancate a quelle del tedesco Menzel, suo ammiratore e studioso.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Alla Gemäldegalerie fino al 12 Gennaio le incisioni del grande pittore olandese e del tedesco Menzel, suo ammiratore e studioso.</h2>



<p>Il celebre <strong>pittore olandese Rembrandt </strong>(1606–1669) non era solo un virtuoso della pittura ad olio, ma era anche uno studioso delle arti grafiche e della stampa. Mentre era in vita, le sue stampe furono ammirate, raccolte e pubblicate in cataloghi. Inizialmente erano considerati lavori marginali ai suoi dipinti e il fatto che venissero a lui attribuiti era un puro atto di riconoscimento privo di un giudizio critico. Mentre i cataloghi del diciottesimo secolo contenevano fino a 375 opere grafiche del grande maestro, oggi si ritiene che solo 290 incisioni siano state realizzate da lui. </p>



<p>A distanza di 350 anni dalla sua morte, Rembrandt rimane il uno dei maestri dell’arte incisoria, il più virtuoso e sperimentatore. Il primo ad esplorarne tutta la potenza espressiva, a giungere ad una perfetta resa del chiaroscuro.</p>



<p>Per Rembrandt l’incisione non è un’arte minore rispetto alla pittura ma un campo parallelo di sperimentazioni stilistiche. Determinato ad entrare nelle case del nuovo ceto emergente, l&#8217;artista si dedicò alla creazione di complicate stampe che essendo riproducibili in più copie, rappresentavano il mezzo più efficace affinché il suo nome e la sua arte giungessero ovunque.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter"><img decoding="async" width="508" height="659" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/Rembrandt_croce_gesu.jpg..jpg" alt="" class="wp-image-1772" srcset="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/Rembrandt_croce_gesu.jpg..jpg 508w, https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/Rembrandt_croce_gesu.jpg.-116x150.jpg 116w" sizes="(max-width: 508px) 100vw, 508px" /><figcaption><em>Deposizione di Cristo dalla croce</em>, 1633</figcaption></figure></div>


<p>Molto particolare la iconografia della <em>Deposizione di Cristo dalla croce </em>con una croce costruita con due pezzi di assi malconce e l&#8217;uomo a penzoloni intenro a reggere un sudario da cui sta scivolando il corpo di Cristo retto a fatica da un altro uomo su di una scala, con una toppa al sedere ben visibile. Domina la figura con turbante, elegantemente vestita, di Giuseppe d&#8217;Arimatea che aveva chiesto il corpo di Cristo a Pilato. Fasci di luce, come riflettori, scendono dall&#8217;alto concentrati sulla scena. L&#8217;invenzione non è tutta di Rembrandt perché rivela nella composizione alcuni aspetti con un grande dipinto di Rubens del medesimo soggetto nella cattedrale ad Anversa. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Adolph Menzel</h3>



<p>Egli stesso ammiratore e imitatore di altri grandi artisti, Rembrandt fu ammirato e imitato da moltissimi altri, tra questi il pittore berlinese <strong>Adolph Menzel</strong> (1815–1905), che nell&#8217;aprile del 1844 scrisse a un amico quanto segue:</p>



<p>&#8220;Di recente ho passato molto del mio tempo nel Kupferstichkabinett, godendomi le incisioni degli olandesi, soprattutto Rembrandt, che tra tutti è la gemma più preziosa. Più a lungo si studiano i suoi lavori, più si fa grande la soggezione nei suoi confronti… ”</p>



<p>Menzel ebbe l&#8217;occasione di studiare le opere di Rembrandt nel <strong>Kupferstichkabinett </strong>di Berlino, che fu poi aperto al pubblico nel Palazzo Monbijou, nei pressi della Museumsinsel. Menzel, che aveva imparato la stampa dal padre litografo, trovò nelle creazioni del grande maestro olandese, l&#8217;ispirazione per cimentarsi in nuove tecniche, come quella di incidere direttamente la superficie di metallo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La mostra</h3>



<p>L<a href="https://www.smb.museum/ausstellungen/detail/rembrandt-menzel.html">&#8216;esposizione</a> alla Gemäldegalerie, che trova posto in una galleria adiacente ad una sala più grande, si concentra sulle incisioni di Rembrandt che Adolph Menzel ammirò e osservò attentamente nel Kupferstichkabinett di Berlino. Si compone di 25 stampe di Rembrandt e quattro opere di Menzel, frutto del suo confrontarsi con il maestro olandese e dello sperimentare in un ambito a lui ben conosciuto, e che aveva catturato il suo interesse e curiosità. Le opere conducono l’osservatore in un mondo fatto di volti, di momenti quotidiani, di scene bibliche. Un’arte tollerante e sfaccettata la sua, dove si inscenano le grandi narrazioni della Bibbia, dove trovano posto sia borghesi e ricchi mercanti che mendicanti. <br></p>



<div class="wp-block-soliloquy-soliloquywp"><div class="soliloquy-feed-output"><img class="soliloquy-feed-image" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/Rembrandt_due_mendicanti.jpg" title="Rembrandt_due_mendicanti" alt="Rembrandt_due_mendicanti" /></div></div>



<h4 class="wp-block-heading">Alcune delle stampe in mostra</h4>



<p><small>Immagine di copertina: Rembrandt, <em>Autoritratto con berretto a bocca aperta</em>, 1630 </small>
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		<title>Mantegna+Bellini alla Gemäldegalerie: riuniti per la prima volta</title>
		<link>https://berlino.anmeldati.com/mantegnabellini-gemaldegalerie-prima-volta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Raz David]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jul 2019 18:58:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Gemäldegalerie di Berlino quest'anno ha deciso di dare risalto a due grandi del Rinascimento italiano: Andrea Mantegna e Giovanni Bellini, con una mostra durata quattro mesi, da Marzo a Giugno 2019.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La
Gemäldegalerie di Berlino quest&#8217;anno ha deciso di dare risalto a due grandi del
Rinascimento italiano: Andrea Mantegna e Giovanni Bellini, con una mostra
durata quattro mesi, da Marzo a Giugno 2019. L&#8217;evento è il risultato di uno
sforzo comune attuato assieme alla National Gallery di Londra e con la
cooperazione del British Museum. </p>



<p>La <a href="https://www.mantegnabellini.de/en/">mostra</a> è un avvenimento unico, in quanto è la prima volta che le opere dei due artisti vengono riunite in modo da poter essere paragonate dai visitatori. Il risultato è notevole e l&#8217;esperienza è certamente memorabile: personalmente ho avuto il piacere due volte e rimpiango di non aver avuto una terza occasione.</p>



<p>I due, coetanei, cognati e amici, vissuti tra il 1430 e i primi del 1500, si sono influenzati a vicenda tanto che in alcuni casi è difficile attribuire un&#8217;opera all&#8217;uno piuttosto che all&#8217;altro. La somiglianza è tanta che la Gemäldegalerie ha anche concepito alcuni <a href="https://www.mantegnabellini.de/en/play/">giochi interattivi</a> a riguardo; nel primo bisogna attribuire un quadro a uno dei due artisti, mentre nel secondo bisogna individuare le differenze tra alcune opere simili tra loro.</p>



<p>Vissuti tra Padova e Venezia, e più tardi Mantova per Mantegna, i due artisti avevano legami famigliari in quanto Nicolosia, sorellastra di Giovanni, aveva sposato Andrea nel 1453. Il loro rapporto però era soprattutto di natura artistica, con l&#8217;uno copiando dall&#8217;altro e viceversa, ispirandosi reciprocamente. I loro stili spesso si somigliavano, sicché non sempre fu facile attribuire ogni opera al suo artefice. Però questo rapporto non era destinato e durare e il legame artistico si sciolse gradualmente quando Mantegna si trasferì a Mantova, conducendo i due su sentieri diversi, seppur verso una meta comune nella storia dell&#8217;arte.</p>



<div class="soliloquy-feed-output"><img class="soliloquy-feed-image" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/mantegnabellini-gemaeldegalerie-berlino_3.jpg" title="Discesa al Limbo, 1492, Andrea Mantegna" alt="Discesa al Limbo, 1492, Andrea Mantegna" /></div>



<h4 class="wp-block-heading">Alcuni
dipinti della mostra Mantegna+Bellini alla Gemäldegalerie.</h4>



<p>Interessante inoltre notare che Mantegna è nato a Isola di Carturo, rinominata Isola Mantegna nel 1963 in suo onore. Bisogna però precisare che si tratta di una frazione di un comune in provincia di Padova, non di un&#8217;isola circondata dall&#8217;acqua. La mostra infatti indicava che Mantegna fosse nato <em>sull</em>&#8216;Isola di Carturo, facendomi inizialmente pensare che si trattasse di un&#8217;isola sul fiume Brenta. </p>



<p>A parte i capolavori inimitabili esposti qui che non smettono mai di meravigliare, l&#8217;esposizione può sembrare un po&#8217; asettica, concentrandosi molto sul comparare le tecniche illustrative dei due; omettendo però di osservare sotto una lente più intima le vite dei due artisti e il contesto in cui vivevano che senz&#8217;altro li ha ispirati. La <a href="http://archeyes.com/casa-mantegna-house-andrea/">casa del Mantegna</a> a Mantova ad esempio è essa stessa un capolavoro geometrico che sopravvive ancora, mentre la Venezia del Bellini è rimasta immortale nei secoli. È vero però che a fianco alla mostra Mantegna+Bellini, sono presenti anche opere di vedutisti veneziani facenti parte dell&#8217;esposizione permanente della galleria, che ci danno un&#8217;idea di come si presentasse Venezia, seppur alcuni secoli più tardi. </p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" loading="lazy" width="700" height="525" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/canaletto-campo-rialto-gemaeldegalerie-berlino.jpg" alt="Il Campo di Rialto, Canaletto" class="wp-image-822" srcset="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/canaletto-campo-rialto-gemaeldegalerie-berlino.jpg 700w, https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/canaletto-campo-rialto-gemaeldegalerie-berlino-150x113.jpg 150w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption> Il Campo di Rialto del Canaletto, dipinto 1758-1763 </figcaption></figure>



<p>È in oltretutto facile notare come l&#8217;arte sacra dei due artisti predomini l&#8217;esposizione, senza lasciar trasparire lo spirito della rivoluzione del Rinascimento di cui Mantegna fu promotore e del quale Bellini fece parte, i quali si occuparono largamente anche di arte profana. Ad eccezione di poche opere, i soggetti ritratti fanno parte della tradizione cristiana e, non fosse per la profondità delle figure e la prospettiva, l&#8217;esposizione ricorderebbe molto quella permanente nella seconda sala della Gemäldegalerie, contenente dipinti di Giotto e di Fra Angelico che sono artisti appartenuti più al Medioevo che al Rinascimento. O almeno così si esprime <a href="https://www.theguardian.com/artanddesign/2018/sep/27/mantegna-and-bellini-review-two-great-revolutionary-renaissance-men-national-gallery">Jonathan Jones</a> sul quotidiano britannico the Guardian.</p>



<p>Naturalmente c&#8217;è anche da considerare che il fatto che Mantegna e Bellini sono stati vicini per meno di un decennio, ovvero fino al 1460, quando Mantegna divenne pittore di corte a Mantova. La distanza affievolì i rapporti e anche le loro strade artistiche si separarono in quanto Mantegna coltivò l&#8217;interesse per l&#8217;antica Roma e per la mitologia antica, creando di conseguenza opere con narrative ben diverse dai quadri di Bellini. La mostra si concentra sul loro rapporto che fu condensato nell&#8217;arco di alcuni anni, ma che ebbe effetti sul resto delle loro vite artistiche.</p>
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		<title>Berlino riscopre Gustave Caillebotte, mecenate e artista dell&#8217;Impressionismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rachele]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2019 14:35:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla Alte Nationalgallerie fino al 15 settembre sarà possibile ammirare "Rue de Paris, temps de pluie", l'opera iconica del pittore francese.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Alla <a href="https://berlino.anmeldati.com/alte-nationalgalerie-viaggio-unico-pittura-scultura-800/">Alte Nationalgallerie</a> fino al 15 settembre sarà possibile ammirare la sua opera iconica &#8220;Rue de Paris, temps de pluie&#8221;.</h2>



<p>Se pensiamo all&#8217;Impressionismo ci vengono alla mente artisti come Manet, Monet, Degas, Renoir. Gustave Caillebotte (1848–1894) fu una <strong>figura centrale dell&#8217;impressionismo francese</strong>, eppure è tra quegli artisti meno noti, che rimane da scoprire per il suo enorme contributo al movimento e per la sua produzione artistica per certi versi all&#8217;avanguardia. </p>



<p>Nato a Parigi in una famiglia benestante, Caillebotte studia legge, ingegneria e combatte nella Guerra Franco-Prussiana per poi seguire la sua passione per la pittura ed entrare all&#8217;Accademia di Belle Arti. Nei circoli artistici parigini conosce e stringe amicizia con Renoir e Monet, espone i propri lavori alla mostra impressionista del 1976 e alle successive. </p>



<p>Grazie all&#8217;agiatezza economica che gli deriva dall&#8217;eredità lasciata dal padre, a soli 29 anni Caillebotte si fa <strong>organizzatore, promotore e finanziatore delle mostre impressioniste</strong>.                      Non solo paga per gli spazi espositivi e la pubblicità, ma preoccupa anche di sostenere economicamente gli artisti comprandone i dipinti (arrivando persino a pagare l&#8217;affitto dello studio di Monet) e diventa così il <strong>collezionista</strong> maggiore di opere di pittori importanti come Cézanne,  Manet, Monet, Pissarro, Renoir e Sisley. Dispone che alla sua morte questa sua eccezionale collezione venga donata allo Stato, ma questa viene accettata solo anni dopo, con non poche esitazioni e si trova ora esposta al Musée d&#8217;Orsay. </p>



<p>Personalmente Caillebotte è un artista di notevoli capacità, ma non gode della fama postuma che merita poiché la maggior parte dei suoi dipinti rimangono nelle mani della sua famiglia e non vengono né esposti né riprodotti se non a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo.                    Solo nel 1986, quando la National Gallery of Art di Washington e il Fine Art Museums di San Francisco organizzano un&#8217;esposizione dal titolo &#8220;The New Painting: Impressionism 1874-1886&#8221; la qualità artistica di Caillebotte viene riportata all&#8217;attenzione. </p>



<p>La <a rel="noreferrer noopener" aria-label="mostra (opens in a new tab)" href="https://www.smb.museum/ausstellungen/detail/gustave-caillebotte.html" target="_blank">mostra</a><strong> </strong>è un&#8217;occasione irripetibile per vedere il suo celebre dipinto “Rue de Paris, temps de pluie”, completato nel 1877. Fiore all&#8217;occhiello dell&#8217;Art Institute di Chiacago, l&#8217;opera lascia infatti solo di rado la sua sede permanente per essere data in prestito ad altri musei in Europa e questa è la prima volta che si trova a Berlino. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Dipinto </h3>



<p>Pochi altri, come Caillebotte, negli anni Settanta dell’Ottocento compresero il contributo che l&#8217;appena nata <strong>fotografia</strong> poteva apportare alla pittura. Il pittore capisce che la fotografia     rappresenta il mezzo migliore per riprodurre con immediatezza la vita di tutti i giorni e decide così di dare ai suoi dipinti un taglio spiccatamente fotografico, con i soggetti che spesso fuoriescono dai bordi optando inoltre per <strong>prospettive inconvenzionali</strong>, audaci.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" loading="lazy" width="700" height="536" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati.berlino.caillebotte.dipinto-1.jpg" alt="" class="wp-image-938" srcset="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati.berlino.caillebotte.dipinto-1.jpg 700w, https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati.berlino.caillebotte.dipinto-1-150x115.jpg 150w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>



<p>In  “Rue de Paris, temps de pluie” Caillebotte ritrae la <strong>borghesia a passeggio</strong> per le strade della <strong>Parigi moderna dell&#8217;Ottocento</strong> fatta di grandi viali e di edifici ordinati. Nella fredda e piovosa giornata invernale vediamo le persone muoversi svelte, ritratte nella loro piena naturalezza, vive e spontanee. La coppia elegantissima in primo piano, ritratta quasi a grandezza naturale, volge lo sguardo verso un evento situato al di fuori dello spazio pittorico e sembra doversi scontare da un momento all&#8217;altro contro lo spettatore. </p>



<p>Nella mostra il dipinto è esposto accanto a <strong>studi e bozzetti preparatori</strong>, che consentono ai visitatori di cogliere le specificità del processo creativo di&nbsp;Caillebotte.&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le &#8220;Carceri d&#8217;invenzione&#8221; di Giovanni Battista Piranesi in mostra alla Sammlung Scharf-Gerstenberg</title>
		<link>https://berlino.anmeldati.com/carceri-dinvenzione-piranesi-mostra-berlino-sammlung-scharf-gerstenberg/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rachele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jul 2019 17:42:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel museo a Charlottenburg si trovano esposte fino al 10 Novembre le sedici incisioni appartenenti al ciclo intitolato "Carceri d'invenzione".</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Nel museo a Charlottenburg si trovano esposte fino al 10 Novembre le sedici incisioni appartenenti al ciclo intitolato &#8220;Carceri d&#8217;invenzione&#8221;. </h2>



<p>Nato nel 1720 a Modigliano Veneto, in provincia di Treviso, Piranesi si trasferisce da giovanissimo a Roma dove si dedica allo studio dell&#8217;architettura e dell&#8217;archeologia e lavora alla realizzazione di vedute delle rovine romane, delle antichità classiche, degli edifici del Rinascimento e del Barocco. </p>



<p>Questo <a href="https://www.smb.museum/en/museums-institutions/sammlung-scharf-gerstenberg/home.html">ciclo di incisioni</a> datate 1761 è la seconda edizione della serie che l&#8217;artista aveva realizzato attorno al 1749-1750, rielaborata ed arricchita di nuove tavole.</p>



<p>Il titolo, volutamente ambiguo, ha un significato ambivalente. Indica che si tratta di visioni nate dalla fantasia dell&#8217;autore e al contempo allude a una condizione di <strong>prigionia psicologica</strong>, di un&#8217;esistenza ingabbiata dalle sbarre della nostra immaginazione, di angoscia e paura.                       Piranesi, rivoluzionando i canoni della rappresentazione della prigione – piccole celle buie e chiuse da massicce sbarre – raffigura<strong> ambienti labirintici</strong>, affollati da una molteplicità di figure e elementi architettonici immaginari. </p>


<div class="soliloquy-feed-output"><img class="soliloquy-feed-image" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/carceri-dinvenzione-piranesi-prigionieri.jpg" title="cof" alt="cof" /></div>



<h4 class="wp-block-heading">Le <em>Carceri</em> contengono un universo buio e oppressivo, al contempo esteso, ma senza vie d&#8217;uscita.</h4>



<p>Sono visioni estremamente insolite, fortemente drammatiche, frutto di una fantasia concitata unita a una precisa conoscenza delle forme architettoniche, solide nozioni di prospettiva e costruzioni tridimensionali.                                                                                                                                   Piranesi costruisce con una prospettiva ineccepibile ambientazioni inesistenti nella realtà, una dimensione alternativa che impressiona e confonde.                                                                                                                                                   Il dentro e il fuori, il sotto e il sopra nella progressione infinita di ponti e scale che palesemente non conducono da nessuna parte provocano un senso di smarrimento e vertigine, che ritroviamo nelle opere grafiche dell&#8217;olandese M.C. <strong>Escher</strong>. </p>



<p>Piranesi crea un&#8217;opera dal carattere innovativo, pionieristico in quanto a stile e a tematica, che ancora oggi suscita un&#8217;attrazione e un interesse ampio.</p>



<p></p>
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		<title>Emil Nolde alla Hamburger Bahnhof: un artista controverso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raz David]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Sep 2019 23:14:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il più famoso 'artista degenerato' dell'epoca Nazista ritorna nuovamente in vita: la sua arte e le sue idee politiche in mostra fino al 15 Settembre.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Il più famoso &#8216;artista degenerato&#8217; dell&#8217;epoca Nazista ritorna nuovamente in vita: la sua arte e le sue idee politiche in mostra fino al 15 Settembre.</h2>



<p>Emil Nolde, l&#8217;artista più in vista dell&#8217;<strong>Espressionismo tedesco</strong>, nonché tra i più importanti del XX secolo, ci ha lasciato una moltitudine di dipinti a olio e di acquarelli vibranti di colore.&nbsp;Alcuni di questi però non ci hanno raggiunti: quelli che non si sono salvati essendo <a rel="noreferrer noopener" aria-label="comprati da mercanti d'arte o acquisiti in cambio di arte tollerata da privati (opens in a new tab)" href="http://marcuse.faculty.history.ucsb.edu/classes/133c/133cproj/04proj/GinderNaziArt047.htm" target="_blank">comprati da mercanti d&#8217;arte o acquisiti in cambio di arte tollerata da privati</a> sono stati bruciati nel 1939, altri invece sono stati distrutti durante la guerra. In alcuni casi restano solo fotografie d&#8217;epoca, mentre in altri si sono conservati i disegni preparatori (altresì chiamati anche &#8216;piccole pagine&#8217; o, infine, <strong>&#8216;</strong>quadri non dipinti<strong>&#8216;</strong>) del pittore, che dipingeva con acquarelli e che successivamente fungevano da base per i quadri. Oggi li possiamo ammirare alla <a href="https://berlino.anmeldati.com/hamburger-bahnhof-berlino/">Hamburger Bahnhof</a> in una mostra temporanea dedicata a lui, che si concentra però anche sulla sua relazione col regime che lo ha etichettato un &#8216;artista degenerato&#8217;, gli ha confiscato molte opere, mentre altrettante le ha acquistate, e gli ha vietato di continuare a esporre, vendere e pubblicare.</p>



<p>Nato Hans Emil Hansen nel 1867 vicino al villaggio di Nolde, sul confine tedesco-danese, e cresciuto in una fattoria, per la quale presto si rese conto di non essere tagliato. Ciò lo spinse a studiare per diventare intagliatore e illustratore, portandolo a lavorare prima per fabbriche di mobili e più tardi come insegnante alla scuola del Museo Tessile di Karlsruhe. Seguendo le sue predilezioni infantili e adolescenziali verso pittura e disegno decise di intraprendere una carriera artistica, anche se lo fece all&#8217;età di 31 anni. Nel 1902 sposò l&#8217;attrice danese Ada Vilstrup e si spostò a <strong>Berlino</strong>, facendosi chiamare da questo momento secondo il suo luogo di nascita.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Nuove nozioni sulla vita di Nolde</h3>



<p>L&#8217;esposizione, resa possibile grazie agli <em>Amici della Nationalgalerie</em> e la <em>Fondazione Nolde Seebüll</em>, pone alcune domande fin da prima di entrare, chiedendosi innanzitutto come possiamo abbinare la proscrizione dell&#8217;artista con il fatto che fosse un fervente sostenitore e membro del Partito Nazional Socialista, restato fedele al regime fino alla fine della guerra. La mostra esplora per la prima volta le sue simpatie verso il <strong>Partito Nazionalsocialista</strong>, rese note al pubblico solo recentemente. Solo cinque anni fa la storica dell&#8217;arte Aya Soika e lo storico Bernhard Fulda, basandosi su un&#8217;intuizione del capo della <em>Fondazione Ada ed Emil Nolde</em> Christian Ring, hanno scoperto che Nolde era un membro del Partito Nazista, che aveva pubblicamente espresso opinioni antisemite e che era fanaticamente devoto a Hitler e all&#8217;ideologia del partito.</p>



<p>Questa scoperta ha avuto varie ramificazioni, tra cui il fatto che Angela Merkel ha rimosso i due quadri di Nolde appesi nel suo ufficio, uno dei quali è visibile all&#8217;esposizione. Secondo <a href="http://www.german-times.com/why-angela-merkel-has-banned-two-paintings-from-the-chancellery/">Peter H. Koepf</a> del German Times, la cancelliera ha scelto due quadri dell&#8217;espressionista tedesco Karl Schmidt-Rottluff (nonché amico di Nolde) per sostituire le opere rimosse; ma nel frattempo ha saputo di commenti antisemiti anche da parte di quest&#8217;ultimo, optando quindi per lasciare le mura spoglie per il momento. </p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" loading="lazy" width="700" height="525" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_quadro_ufficio_merkel.jpg" alt="Brecher (1936), Emil Nolde" class="wp-image-1197" srcset="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_quadro_ufficio_merkel.jpg 700w, https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_quadro_ufficio_merkel-150x113.jpg 150w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Brecher (1936), in mostra nell&#8217;ufficio di Angela Merkel fino a recentemente.</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">La mostra oggi e allora</h3>



<p>I primi passi dentro la galleria producono un&#8217;atmosfera surreale, alimentata dalle luci soffuse della prima sala e dai colori sgargianti sulla pareti, che però presto si trasforma in un accompagnata da un mormorio, come un rumore bianco che accompagna tutta la visita, salvo brevi pause. L&#8217;evento infatti attira moltissimi visitatori, sedotti dal nome conosciuto come dall&#8217;argomento delicato che la mostra tratta. </p>



<p>Non si può fare a meno di immaginare lo stesso mormorio d&#8217;accompagnamento durante le esposizioni itineranti di <strong>Arte Degenerata</strong> del 1937. In quell&#8217;occasione l&#8217;esposizione era considerevolmente più grande: 650 opere degenerate, la maggior parte espressioniste, contro le 100 dell&#8217;esposizione attuale. Un particolare da non trascurare è il fatto che, in modo da far confluire il maggior numero di persone, l&#8217;entrata alla mostra era gratuita, attirando folle ancora più cospicue con il loro ronzio.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_mostra_arte_degenerata-1024x768.jpg" alt="Esposizione di Arte Degenerata (1937)" class="wp-image-1192" srcset="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_mostra_arte_degenerata-1024x768.jpg 1024w, https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_mostra_arte_degenerata-150x113.jpg 150w, https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_mostra_arte_degenerata-700x525.jpg 700w, https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_mostra_arte_degenerata-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Esposizione di Arte Degenerata (1937).</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Antisemitismo e legami col Partito Nazionalsocialista</h3>



<p>Quando Hitler ascese al potere nel 1933 Nolde aveva già 65 anni ed era un artista affermato, tra i più noti della Repubblica di Weimar, e sperava di essere nominato artista ufficiale dello stato, avendo anche molti simpatizzanti tra i ranghi alti del partito Nazista. Nomina che però non arrivò mai, essendo accusato di produrre arte &#8216;non-tedesca&#8217; e <em><strong>volksfremd</strong></em>, cioè &#8216;aliena per il popolo&#8217;. A prescindere però dal dibattito scaturito dalle sue opere, fu sicuramente Hitler ad avere l&#8217;ultima parola, che aveva già definito Nolde un &#8216;maiale&#8217; nel 1933 e che detestava il suo lavoro.</p>



<p>Per capire però le dinamiche della vita di Nolde dopo il 1933, bisogna prima guardare agli eventi precedenti quell&#8217;anno. Già dal 1910 l&#8217;artista ebbe screzi col mondo dell&#8217;arte tedesca, scaturiti da un rifiuto del suo quadro <em>Pentecoste </em>(1909) da parte della <strong>Secessione di Berlino</strong>, che lo portò a scontrarsi con il presidente di tale associazione Max Liebermann. Successivamente, il dibattito sull&#8217;arte rese alcune sue opere simboli di &#8216;degenerazione&#8217; per i nazionalisti reazionari ancora prima dell&#8217;ascesa di Hitler. </p>



<p>Per rispondere alle critiche dirette a lui, Nolde aveva due spiegazioni: che i veri &#8216;geni artistici&#8217; non sono mai stati capiti dai loro contemporanei e che, sin dal conflitto con <strong>Max Liebermann</strong>, si sentiva boicottato dalla critica d&#8217;arte di Berlino, che lui vedeva dominata dagli ebrei. In qualità di figlio di un contadino, Nolde non era accettato nei cerchi liberali che spesso erano composti da ebrei cosmopoliti. Anche come membro di associazioni artistiche si sentì &#8220;preso di mira dagli ebrei, perché li dipingo come ebrei&#8221;, si espresse nel suo libro del 1934 <em>Anni di lotta</em>. Dal 1933 in poi fu proprio questa prospettiva antisemita a portare Nolde a indentificarsi col partito Nazionalsocialista. </p>



<p>Dal 1933 iniziò nella Repubblica di Weimar un periodo nel quale non era più chiaro quali artisti fossero rappresentanti dell&#8217;arte tedesca e quali no. Con riguardo a Nolde, questi dubbi scaturivano anche dal fatto che c&#8217;erano componenti del Partito Nazionalsocialista che ammiravano l&#8217;artista, mentre altri lo disprezzavano, creando una situazione di incertezza fino al 1937 quando la mostra itinerante sull&#8217;arte degenerata lo etichettò definitivamente come artista degenerato, in fondo per una questione di stile.</p>



<p>La mostra, intitolata <em><strong><a href="https://www.smb.museum/en/exhibitions/detail/emil-nolde-a-german-legend-the-artist-during-the-nazi-regime.html">Emil Nolde. Una Leggenda Tedesca. L&#8217;Artista durante il Regime Nazista</a></strong></em>, offre un viaggio attraverso la vita di Nolde, in particolare dal 1933 in poi, vissuta in gran parte sotto la dittatura Nazista. Inquadrando per la prima volta l&#8217;artista nel suo contesto storico, del quale a lungo è stato considerato una vittima, la mostra si avventa in territorio inesplorato.</p>



<div class="soliloquy-feed-output"><img class="soliloquy-feed-image" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_peccatore-1.jpg" title="Il Peccatore (1926), Emil Nolde" alt="Il Peccatore (1926), Emil Nolde" /></div>



<h4 class="wp-block-heading">Alcuni dipinti di Emil Nolde esposti alla Hamburger Bahnhof.</h4>



<h3 class="wp-block-heading">Nolde visto sotto nuove lenti</h3>



<p>Quest&#8217;esposizione fa vedere come la sua arte sia stata perseguitata, mentre Nolde stesso no. Ciò contrasta con la comune nozione che l&#8217;artista sia stato vittima dal regime Nazionalsocialista, nozione possibilmente perpetuata anche dal sentimento scaturito dal <em><strong>La Lezione Tedesca</strong></em>, un romanzo di Siegfried Lenz, pubblicato nel 1968 che si schiera in difesa dell&#8217;arte degenerata e che si legge a scuola. La trama riguarda un tale Max Ludwig Nansen, ma è consenso generale che la storia si basi sulla vita di Nolde.</p>



<p>Lo stato di vittima di Nolde deriva anche dalla grande popolarità dei cosiddetti &#8216;<strong>quadri non dipinti</strong>&#8216;, una moltitudine di acquarelli che l&#8217;artista usava come disegni preparatori per i suoi quadri. Dal 1941 a Nolde venne vietato di esporre, vendere e pubblicare, ma secondo <a href="https://www.nytimes.com/2019/04/10/arts/nolde-nazi-exhibition-berlin-merkel.html">Catherine Hickley</a> del New York Times, non gli venne vietato di dipingere. Nelle sue memorie l&#8217;artista ha esagerato ed equivocato il divieto impostogli, dicendo che non gli era permesso di dipingere e che la Gestapo lo visitava per accertarsene. Abbellendo e drammatizzando l&#8217;essere stato vittima del regime, e minimizzando la sua complicità, Nolde disse che i &#8216;quadri non dipinti&#8217; fossero studi per dipinti che però non gli era permesso di dipingere, diventando quindi simboli di resistenza artistica e attirando l&#8217;attenzione di molti nel dopoguerra. </p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" loading="lazy" width="700" height="525" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_acquarelli.jpg" alt="'Quadri non dipinti' di Emil Nolde" class="wp-image-1182" srcset="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_acquarelli.jpg 700w, https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_acquarelli-150x113.jpg 150w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>&#8216;Quadri non dipinti&#8217; di Emil Nolde.</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Temi nuovi e temi vecchi</h3>



<p>Nonostante a Nolde non piacesse essere considerato un Espressionista, egli lo era. Alcuni dei suoi quadri sono infatti reminiscenti di <strong>Van Gogh</strong>, in particolare <em>Girasoli Maturi</em> (1932) e <em>Giovani Cavalli</em> (1916), che sostituirono alla <a href="https://berlino.anmeldati.com/alte-nationalgalerie-viaggio-unico-pittura-scultura-800/">Nationalgalerie di Berlino</a> <em>Il Peccatore</em> (1926) che venne esposto alla mostra di <em>Arte Degenerata</em>, e <em>Famiglia</em> (1931) che venne scambiato con l&#8217;artista; entrambi quadri con tema religioso.</p>



<p>Il <strong>tema religioso</strong> infatti è stato molto presente nelle sue opere, ma non oltre il 1934, quando divenne facile preda di critici dell&#8217;arte nazionalisti ed eventualmente egli stesso denunciò il cristianesimo come un&#8217;invenzione degli ebrei. Nel 1936 iniziò a dipingere una serie di acquarelli e quadri, i cosiddetti &#8216;Dipinti Vichinghi&#8217;, riprendendo la sua passione per la mitologia nordica già coltivata in passato e sperando di avvicinarsi artisticamente alle aspettative del partito. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img decoding="async" loading="lazy" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_vichinghi.jpg" alt="Gaut der Rote (1938), Emil Nolde" class="wp-image-1212" width="394" height="525" srcset="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_vichinghi.jpg 525w, https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_vichinghi-113x150.jpg 113w" sizes="(max-width: 394px) 100vw, 394px" /><figcaption>Gaut der Rote (1938).</figcaption></figure></div>



<p>Nel 1941, Emil e la moglie Ada si trasferirono alla loro casa di <strong>Seebüll </strong>per via dei bombardamenti aerei su Berlino. Questa casa aveva un&#8217;ampia sala centrale che dal 1937 veniva usata dall&#8217;artista come galleria per visitatori scelti e che la Hamburger Bahnhof ha ricreato. Nolde continuò quindi a esporre privatamente i suoi quadri, mentre gli era vietato di esporre, vendere e pubblicare i suoi lavori. </p>



<p>È rilevante notare come nella sua galleria privata abbia escluso lavori del periodo dal 1903 al 1918, l&#8217;apice dell&#8217;Espressionismo e gli anni in cui dipinse molti quadri a tema religioso. Preferì invece dare visibilità a tre quadri a <strong>tema nordico</strong> per essere più in linea con le idee del regime, nonostante il suo stile artistico fosse odiato da Hitler.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" loading="lazy" width="700" height="525" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_galleria.jpg" alt="Galleria di dipinti in Seebüll, Emil Nolde" class="wp-image-1189" srcset="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_galleria.jpg 700w, https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati_berlino_emil_nolde_galleria-150x113.jpg 150w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Riproduzione della galleria di dipinti di Nolde in Seebüll.</figcaption></figure>



<p>Ciò che invita a riflettere sulla caparbietà di Nolde e sul suo fanatismo verso il regime, è il fatto che lui era cittadino danese e avrebbe quindi potuto andare in Danimarca. Invece non lasciò mai la Germania e si iscrisse al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/NSDAP/AO">Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori dello Schleswig del Nord</a> (NSDAPN), la sua regione natale che, grazie a un referendum del 1920 passò dalla Germania alla Danimarca. </p>



<p>Non si può
però separare la persona dall&#8217;artista e dobbiamo quindi chiederci: possiamo
ancora ammirare la bellezza nelle sue opere, ora che conosciamo meglio le sue
idee politiche? Il passato di ogni nazione, della Germania anche più di altre,
è complesso e tortuoso, ma forse non dovremmo lasciare il senso di colpa
accecarci e continuare ad ammirare Nolde l&#8217;artista, nonostante rimane congiunto
al Nolde persona, alle sue convinzioni e azioni. </p>
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		<title>Pablo Picasso x Thomas Scheibitz al Berggruen Museum</title>
		<link>https://berlino.anmeldati.com/pablo-picasso-thomas-scheibitz-berggruen-museum/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Raz David]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Sep 2019 18:40:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al Berggruen Museum un incontro unico fra due artisti vissuti a un secolo di distanza: Pablo Picasso e Thomas Scheibitz messi a confronto.</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Al Berggruen Museum un incontro unico fra due artisti vissuti a un secolo di distanza: Pablo Picasso e Thomas Scheibitz messi a confronto.</h2>



<p>Con <em>Pablo Picasso x Thomas Scheibitz</em>, mostra temporanea aperta fino al <strong>2 Febbraio 2020</strong>, il <a href="https://www.smb.museum/en/museums-institutions/museum-berggruen/home.html">Berggruen Museum</a> abbraccia un arco temporale dal Modernismo classico a quello contemporaneo, erigendo un ponte tra queste due correnti artistiche. Picasso è un residente del Berggruen Museum dalla sua apertura nel 1996, insieme ad altri maestri del Novecento e nomi di spicco dell&#8217;avanguardia pittorica.</p>



<p>Parte dell&#8217;esposizione permanente della collezione Berggruen è dedicata all&#8217;arte di Picasso ed è intitolata <em>Picasso e il suo tempo</em>, ma questa mostra temporanea dà ai visitatori la possibilità di vedere questo grande maestro del XX secolo affiancato a Scheibitz in un percorso che mette in luce i <strong>parallelismi </strong>formali e tematici tra i rispettivi lavori. Nonostante non utilizzino gli stessi motivi, i due artisti condividono un approccio molto simile all&#8217;arte. Meticolosamente organizzata, stanza dopo stanza, l&#8217;esposizione mostra come Scheibitz assuma le idee e i metodi pittorici di Picasso e li radicalizzi.  </p>



<p>L&#8217;influenza non solo dell&#8217;arte di Picasso, ma anche dei suoi metodi artistici, è evidente in molte occasioni nei lavori di Scheibnitz che allo stesso tempo celebra il suo ignaro mentore e compete con lui nella lotta per la forma. Quello che li lega è un&#8217;appassionata ricerca della forma e del modo di rappresentare gli oggetti: entrambi gli artisti comprendono il loro lavoro come un processo aperto che porta incessantemente a nuove variazioni e rielaborazioni di soluzioni già trovate, con nulla che rimane mai davvero statico ma si evolve e scorre continuamente. Un <em>panta rei</em> limitato solo dai margini dell&#8217;esistenza dell&#8217;artista e dai confini della sua immaginazione. </p>



<div class="wp-block-soliloquy-soliloquywp"><div class="soliloquy-feed-output"><img class="soliloquy-feed-image" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati-berlino-berggruen-museum-picasso-scheibnitz-alecchino.jpg" title="Mostra Pablo Picasso X Thomas Scheibitz al Berggruen Museum : Arlecchino seduto" alt="Mostra Pablo Picasso X Thomas Scheibitz al Berggruen Museum : Arlecchino seduto" /></div></div>



<h4 class="wp-block-heading">Alcune opere della mostra <em>Pablo Picasso x Thomas Scheibitz</em></h4>



<p>Le <strong>differenze</strong> tra i due artisti, vissuti in epoche e città diverse — la <strong>Parigi</strong> del Novecento e la <strong>Berlino </strong>del terzo millennio — si riflettono inevitabilmente nelle loro opere. Altro punto in comune sembra essere la lotta per affermarsi in campo artistico, nel contesto di un mondo fragile e instabile, come lo era forse anche di più ai tempi di Picasso.</p>



<p>Il punto di partenza
cronologico del concetto risiede con Pablo Picasso, la cui arte rappresenta il
cuore pulsante della collezione di Berggruen e conseguentemente dell&#8217;omonimo
museo. Ciò nonostante la prima stanza del percorso è dominata da Scheibnitz con
una serie di quadri raffiguranti uno <em>Studio
dell&#8217;alfabeto</em>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" width="700" height="450" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati-berlino-berggruen-museum-picasso-scheibnitz-studio-alfabeto.jpg" alt="Mostra Pablo Picasso X Thomas Scheibitz al Berggruen Museum : Studio di alfabeto" class="wp-image-1608" srcset="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati-berlino-berggruen-museum-picasso-scheibnitz-studio-alfabeto.jpg 700w, https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati-berlino-berggruen-museum-picasso-scheibnitz-studio-alfabeto-150x96.jpg 150w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption><em>Studio dell&#8217;alfabeto</em>, Thomas Scheibitz </figcaption></figure></div>



<p>Già dalle prime stanze si percepisce una certa sintonia tra le opere dei due artisti, anche se a volte si nasconde dietro dettagli meno evidenti o dietro tematiche congruenti. Lungo il percorso si ha la possibilità di comparare i due artisti e in qualche modo anche i loro contesti. Con ciò in mente si sarebbe indotti a pensare che il passato sia considerevolmente meglio del presente: propensione determinata forse da una tendenza a idealizzare quello che non si può più raggiungere.</p>



<p>La doppia mostra <em>Pablo Picasso x Thomas Scheibitz</em> è la seconda nel Museo Berggruen, in cui un artista contemporaneo entra in dialogo con un artista della collezione permanente. La prima è stata nel 2016 <em><a href="https://www.smb.museum/en/exhibitions/detail/george-condo-confrontation.html">George Condo. Confrontation</a></em>, nella quale dipinti dell&#8217;artista americano a partire dagli anni &#8217;80 si sono appunto confrontati con le opere di Cézanne, Picasso, Matisse, Klee e Giacometti.</p>



<p>Sono circa 40 i dipinti della collezione Berggruen realizzati da Picasso in un arco di ben otto decenni, ordinati nelle sale secondo aspetti tematici. A questi Scheibitz reagisce con quasi 50 opere, tra cui sette sculture. </p>



<p>Picasso pur mantenendo fede alle premesse del <strong>Cubismo </strong>come metodo pittorico si addentra in un nuovo territorio dove sperimenta metodi diversi, come il <strong>collage</strong> con pezzi di giornali, spartiti, sabbia.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" width="700" height="450" src="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati-berlino-berggruen-museum-picasso-scheibnitz-confronto.jpg" alt="Mostra Pablo Picasso X Thomas Scheibitz al Berggruen Museum : Confronto" class="wp-image-1607" srcset="https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati-berlino-berggruen-museum-picasso-scheibnitz-confronto.jpg 700w, https://berlino.anmeldati.com/wp-content/uploads/anmeldati-berlino-berggruen-museum-picasso-scheibnitz-confronto-150x96.jpg 150w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption>Pablo Picasso e Thomas Scheibitz a confronto.<br>Nel dipinto a sinistra Picasso cosparge la superficie sabbia</figcaption></figure></div>



<p>Difficilmente un artista contemporaneo lavora in modo così complesso con pezzi e riferimenti che provengono dalla vita quotidiana e dal fondo della storia dell&#8217;arte, come Thomas Scheibitz (nato nel 1968 a Radeberg vicino a Dresda, ma residente a Berlino da molti anni). I suoi dipinti densi, spesso dai colori accesi spesso fluorescenti e le sculture schematiche, spesso essenziali, possono essere intese come costruzioni di una realtà interpretata liberamente.</p>



<p>Le opere dall&#8217;artista si mostrano allo spettatore come un complesso e articolato insieme di&nbsp;oggetti, che perdono i propri contorni e si fondono tra di loro in una composizione di superfici intessute, intersecate e sezionate. Inconfondibile è l&#8217;influenza di Pablo Picasso e del cubismo. &#8220;Di tutti i grandi <em>ismi</em> del XX secolo&#8221;, spiega Thomas Scheibitz, &#8220;il cubismo rimane quello più radicale e il più influente.&#8221;</p>
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		<title>Mostre online e iniziative digitali dei musei berlinesi</title>
		<link>https://berlino.anmeldati.com/offerte-digitali-musei-berlino-da-casa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rachele]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2021 11:58:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I musei rimangono chiusi, ma aprono virtualmente al pubblico (#closedbutopen). Una lista di offerte digitali - visite guidate virtuali, archivi fotografici e contenuti multimediali - a cui accedere gratuitamente e in ogni momento da casa. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Aspettandone la riapertura, vi inivitiamo a scoprire da casa le offerte digitali dei musei di Berlino</h2>



<p>Per coloro che in questo lungo periodo senza musei non vogliono rinunciare ad attività culturali nel tempo libero abbiamo preparato una lista di offerte digitali &#8211; visite guidate virtuali, archivi fotografici e contenuti multimediali &#8211; alle quali accedere gratuitamente e in ogni momento da casa. </p>



<h3 class="wp-block-heading"> Kunst in Berlin 1880 &#8211; 1980</h3>



<p>Come parte del programma &#8220;Der rbb macht Museum&#8221;, realizzato dell&#8217;emittente radiofonica rbb, Thomas Köhler, direttore della <a href="https://berlinischegalerie.de/">Berlinische Galerie</a>, accompagna il pubblico virtuale in un <strong>tour di trenta minuti</strong> della mostra permanente &#8220;Kunst in Berlin 1880 &#8211; 1980&#8221;. Il tour prende il via di fronte al dipinto di Anton von Werner <em>Enthüllung des Richard Wagner Denkmals im Tiergarten</em> (1908) e conduce tra le sale della galleria, soffermandosi su alcune delle opere artistiche della mostra permanente dagli ultimi decenni del&#8217;Keiserreich fino all&#8217;epoca della Berlino divisa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">LeMO</h3>



<p><a href="https://www.dhm.de/lemo">LeMO</a> è una piattaforma digitale nata dalla collaborazione tra la Stiftung Deutsches Historisches Museum, la Stiftung Haus der Geschichte der Bundesrepublik Deutschland e il Bundesarchiv. Le tre istituzioni mettono gratuitamente a disposizione del pubblico informazioni precise e dettagliate sui periodi della <strong>storia tedesca</strong> dagli inizi del diciannovesimo secolo all&#8217;età odierna. L&#8217;offerta digitale comprende una dettagliata linea cronologica corredata di foto, contributi audio e video, approfondimenti tematici, testimonianze dell&#8217;epoca, biografie e materiale didattico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Online Schaukasten</h3>



<p>Attraverso l&#8217;offerta digitale &#8220;<a href="https://www.jmberlin.de/online-schaukasten">Online Schaukasten</a>&#8220;, il Jüdisches Museum Berlin invita i visitatori ad esplorare e approfondire da casa gli aspetti sulla storia e il presente della <strong>cultura ebraica</strong>. Tra i contenuti vi consigliamo &#8220;13 Dinge &#8211; 13 Geschichten&#8221;, la raccolta di foto di alcuni degli oggetti esposti al museo con storia annessa e la serie di film di animazione intitolata &#8220;Glaubensssachen in Judentum, Christentum und Islam&#8221;. Altre sezioni sono dedicate al museo stesso, alla collezione e al personale. Vi segnaliamo poi la mappa interattiva &#8220;Jewish Places&#8221;, che porta alla scoperta di istituzioni, persone, luoghi e percorsi legati all&#8217;Ebraismo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Deutsche Kinemathek</h3>



<p>Per gli amanti e curiosi del <strong>cinema tedesco</strong>, della sua storia, dei suoi protagonisti, e più in generale del mezzo cinematografico consigliamo di visitare il sito della Deutsche Kinemathek. La <a href="https://www.deutsche-kinemathek.de/de/sammlungen-archive/sammlung-digital">collezione digitale </a> include, ad esempio, il lascito artistico di Marlene Dietrich &#8211; fotografie, lettere private, abiti, oggetti di scena &#8211; e la galleria fotografica dedicata all&#8217;acclamato regista Werner Herzog, ai processi di lavoro e ai produzione dei suoi film. Sul canale Instagram trovate le dirette delle viste guidate alle collezioni e agli archivi della cinemateca. Tra queste vi consigliamo la visita all&#8217;archivio di Ken Adam, celebre scenografo britannico, collaboratore di numerosi episodi della saga James Bond e due volte premio Oscar.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Stiftung Planetarium Berlin</h3>



<p>Per chi ha volgia di immergersi nelle profondità dell&#8217;universo vi consigliamo di dare un&#8217;occhiata al canale YouTube della <a href="https://www.planetarium.berlin/">Stiftung Planetarium Berlin</a>. Ogni settimana vengono trasmessi nuovi eventi in diretta streaming. La programmazione è fitta e l&#8217;offerta è veriegata. La serie &#8220;Astronomie Aktuell&#8221;, ad esempio, guida il pubblico alla scoperta delle costellazioni e dei pianeti visibili al momento. A chi invece preferisce contenuti in lingua <strong>inglese</strong> consigliamo gli appuntamenti della serie &#8220;Starry Nights&#8221;. In inglese vengono trasmessi e moderati anche alcuni degli appuntamenti dedicati ai<strong> bambini</strong> dai 7 ai 12 anni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">#SMBforHome</h3>



<p>Gli <strong>Staatliche Museen zu Berlin</strong> mettono a disposizione del pubblico una ricca gamma di contenuti digitali gratuiti, che accompagnano alla scoperta dell&#8217;enorme patrimonio artistico delle 15 collezioni. L&#8217;offerta comprende<strong> tour virtuali a 360°</strong>, gallerie fotografiche sulla piattafoma Google Arts &amp; Culture, contributi video di diversi generi (es. guide, storie, interviste) e formati (interviste, animazioni etc.) sul canale Youtube, dibattiti live su Zoom e molto altro. Per avere una panoramica dettagliata dell&#8217;offera digitale dei Musei statali di Berlino vi invitiamo a visitare il sito ufficiale <a href="https://www.smb.museum/ueber-uns/online-angebote/#GAC">questo indirizzo</a>.</p>
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